OTELLO di GIUSEPPE VERDI
Otello e Desdemona a Venezia
dipinto di Théodore Chassériau
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Dopo “AIDA”, ultimata nel 1870 (rappresentata per la PRIMA volta al “NUOVO TEATRO” de Il Cairo il 24 dicembre 1871), ci fu una lunga pausa nella produzione operistica di Verdi. – Sembrava che considerasse terminata la sua carriera di compositore; veramente, stava attraversando un periodo torturante di studio e di meditazione durante il quale si decisero le nuove posizioni della sua arte. – Molti fra i più giovani compositori italiani si erano lasciati trasportare dall’entusiasmo suscitato dalle riforme wagneriane e Verdi intuì il pericolo che il dramma musicale del compositore tedesco poteva rappresentare per la vita dell’opera italiana, per cui non rimase insensibile agli stimoli che gli venivano per intraprendere il rinnovamento del melodramma italiano senza alterarne il carattere e gli aspetti basilari, avendo la possibilità di penetrare più a fondo le debolezze dell’opera italiana sotto gli aspetti letterario e drammatico che si espressero nei due altissimi capolavori “OTELLO” e “FALSTAFF”.
ARRIGO BOITO e GIUSEPPE VERDI si conobbero ai primi del 1860 e, da principio, la divergenza fra i loro punti di vista fu troppo grande per consentire una qualunque collaborazione fra loro che – comunque – nel 1879 fu resa possibile dall’Editore RICORDI che, ricorrendo ad uno stratagemma, interessò Verdi al libretto dell’OTELLO abbozzato da Boito.
Boito si mantenne molto fedele al lavoro shakespeariano, “teatro” per cui aveva sempre dimostrato grande interesse (ricordiamo “MACBETH” del 1847) ma, facendo iniziare il dramma immediatamente prima della “catastrofe”, “concentrò” l’intreccio e tralasciò personaggi minori.
“OTELLO”, soggetto difficile, rivela alcuni cambiamenti nell’espressione musicale di Verdi, dove il musicista conserva la sua personalità: quella di essere pur sempre, nonostante la tarda età, il grande maestro della melodia, mentre i suoi motivi non perdono nulla del loro entusiasmo e del loro colore, pur non esprimendo più la tensione determinata dagli scoppi passionali dei personaggi descrivendo – invece – tutte le loro sfumature spirituali in modo diretto e malleabile abbandonando il “motivo conduttore” (ad esempio: Jago: ha uno stile decisamente “recitativo”; Otello: ha uno stile “arioso” molto simile alla vera aria = in questo modo, la fredda astuzia di Jago viene opposta efficacemente alla emozionalità di Otello).
Concludendo: “OTELLO” è un’ effettiva opera italiana dopo un’attenta osservazione di Verdi all’opera wagneriana.
Riprendendo quanto sta un po’ indietro, al compositore piacque il soggetto scritto da ARRIGO BOITO e, per la fine del 1886, la partitura era pronta (inizialmente, era stata scritta per due baritoni ma, poi, per fare una distinzione fra i due timbri vocali, Verdi rese Otello “TENORE DRAMMATICO”). – Dopo due mesi dal debutto scaligero (5 febbraio 1887) e, dopo nove anni di lavoro da parte di Verdi, la PRIMA esecuzione era stata attesa con il più vivo interesse da tutto il mondo musicale, venendo interpretata da FRANCESCO TAMAGNO [Otello], ROMILDA PANTALEONI [Desdemona], VICTOR MAUREL [Jago], FRANCESCO NAVARRINI [Cassio], FRANCO FACCIO (Direttore d’orchestra): il SUCCESSO dell’opera fu CLAMOROSO.
Il 17 aprile dello stesso anno “OTELLO” giunge al Teatro Costanzi. – Il Direttore è, idem, FRANCO FACCIO. I protagonisti sono FRANCESCO TAMAGNO (Otello), VICTOR MAUREL (Jago), GIOVANNI PAROLI (Cassio), ADALGISA GABBI (Desdemona). – Nelle successive edizioni questo titolo ha aperto molte volte la stagione: RENATA TEBALDI vi debutta nel ruolo di Desdemona nell’inaugurazione del 1947-48. Memorabile la ripresa del 1953-54 con un cast d’eccezione: RENATA TEBALDI, MARIO DEL MONACO, TITO GOBBI.
È dal 1976 che “OTELLO” non viene riproposto al Teatro “ALLA SCALA” (qui, cantavano PLACIDO DOMINGO, MIRELLA FRENI, PIERO CAPPUCCILLI = tutti sotto la direzione d’orchestra del grande CARLOS KLEIBER e le scene di FRANCO ZEFFIRELLI = prego vedere sotto il video musicale relativo).
Epoca: Fine del XV secolo.
Luogo: Un porto di mare a Cipro.
ATTO I
Scena: Spiazzo davanti al castello del governatore. – Sulla spiaggia, una folla osserva ansiosamente una flotta che cerca di entrare in porto lottando contro una violenta tempesta.
A bordo di una delle navi, il governatore moro di Cipro, OTELLO (tenore), sta tornando vittorioso dalla guerra contro i Turchi.
Tutti invocano su di lui la protezione di Dio, eccettuato l’alfiere JAGO (baritono), il quale odia Otello perché questi – nel passato – gli ha negato la promozione favorendo il capitano CASSIO (tenore), suo collega.
La flotta entra in porto sana e salva e Otello è salutato con entusiasmo:
“Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar, nostra e del Ciel è gloria! Dopo l’armi lo vinse l’uragano”.
Ma ha appena messo piede nel castello che già Jago comincia a tramare contro di lui.
Jago dice a RODERIGO (tenore), innamorato della moglie di Otello, DESDEMONA (soprano) che anche Cassio nutre per la donna i suoi stessi sentimenti e lo istiga a fare ubriacare il capitano.
Quindi, Jago provoca una disputa fra Cassio e Montano (basso), predecessore di Otello come governatore; la lite finisce in un duello, nel quale Montano rimane ferito.
Otello si adira al punto da privare Cassio del grado di capitano.
Desdemona esce a salutare il consorte e canta con lui il famoso duetto d’amore:
OTELLO:
Già nella notte densa s’estingue ogni clamor, già il mio cor fremebondo s’ammansa in quest’amplesso e si rinsensa. Tuoni la guerra e s’inabissi il mondo se dopo l’ira immensa vien questo immenso amor!
DESDEMONA:
Mio superbo guerrier! Quanti tormenti, quanti mesti sospiri e quanta speme ci condusse ai soavi abbracciamenti! Oh! Com’è dolce il mormorare insieme: te ne rammenti!
Quando narravi l’esule tua vita e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor, ed io t’udìa coll’anima rapita in quei spaventi e coll’estasi in cor.
OTELLO:
Pingea dell’armi il fremito, la pugna e il vol gagliardo alla breccia mortal, l’assalto, orribil edera, coll’ugna al baluardo e il sibilante stral.
DESDEMONA:
Poi mi guidavi ai fulgidi deserti, all’arse arene, al tuo materno suol; narravi allor gli spasimi sofferti e le catene e dello schiavo il duol.
OTELLO:
Ingentilìa di lagrime la storia il tuo bel viso e il labbro di sospir; scendean sulle mie tenebre la gloria, il paradiso e gli astri a benedir.
Desdemona:
Ed io vedea fra le tue tempie oscure splender del genio l’eterea beltà.
OTELLO:
E tu m’amavi per le mie sventure ed io t’amavo per la tua pietà.
DESDEMONA:
Ed io t’amavo per le tue sventure e tu m’amavi per la mia pietà.
OTELLO:
Venga la morte! E mi colga nell’estasi di quest’amplesso il momento supremo!
(Il cielo si è rasserenato: si vedono alcune stelle e sul lembo dell’orizzonte il riflesso ceruleo della nascente luna).
Tale è il gaudio dell’anima che temo, temo che più non mi sarà concesso quest’attimo divino nell’ignoto avvenir del mio destino.
DESDEMONA:
Disperda il ciel gli affanni e Amor non muti col mutar degli anni.
OTELLO:
A questa tua preghiera Amen risponda la celeste schiera.
DESDEMONA:
Amen risponda.
OTELLO:
(appoggiandosi ad un rialzo degli spalti):
Ah! La gioia m’inonda si fieramente … che ansante mi giaccio un bacio …
DESDEMONA:
Otello! …
OTELLO:
Un bacio … ancora un bacio.
(alzandosi e fissando una plaga del cielo stellato
Già la Pléiade ardente al mar discende.
DESDEMONA:
Tarda è la notte.
OTELLO:
Vien … Venere splende.
(s’avviano abbracciati verso il castello).
ATTO II
Scena: Una sala nel castello. – Jago, fingendosi amico di Cassio, lo induce a chiedere a Desdemona di perorare la sua causa presso Otello.
Jago, rimasto solo, svela il proprio cinico atteggiamento verso la vita in un “CREDO”:
JAGO:
(seguendo con l’occhio Cassio)
Vanne; la tua meta già vedo. Ti spinge il tuo dimone, e il tuo dimon son io.
E me trascina il mio, nel quale io credo inesorato Iddio.
(allontanandosi dal verone senza più guardar Cassio che scompare fra gli alberi)
. Credo in un Dio crudel che m’ha creato simile a sé, e che nell’ira io nomo.
. Dalla viltà d’un germe o d’un atòmo vile son nato.
. Son scellerato perché son uomo; e sento il fango originario in me.
. Sì! Quest’è la mia fè!
. Credo con fermo cuor, siccome crede la vedovella al tempio, che il mal ch’io penso e che da me procede per mio destino adempio.
. Credo che il giusto è un istrion beffardo e nel viso e nel cuor, che tutto è in lui bugiardo: lagrima, bacio, sguardo,
sacrificio ed onor.
. E credo l’uom gioco d’iniqua sorte dal germe della culla al verme dell’avel.
. Vien dopo tanta irrision la Morte.
. E poi? – La Morte è il Nulla.
(forte intervallo musicale)
È vecchia fola il Ciel.
(è quasi un “urlo” musicale)
AHAHAHAHAHAH!
(Jago ride satanicamente)
Con diabolica astuzia, Jago induce Otello a credere che fra Desdemona e Cassio esista una relazione illecita e, quando la donna tenta di perorare la causa di Cassio, il marito la respinge duramente.
Jago comincia a tramare un nuovo intrigo: fa sottrarre dalla propria consorte EMILIA (mezzosoprano) un fazzoletto a Desdemona e, avutolo, se lo mette in tasca.
Quando le due donne sono uscite, egli continua la sua opera d’istigazione con Otello, raccontandogli dei convegni segreti di Desdemona e Cassio.
Otello si rifiuta di credervi (“Per l’universo! Credo leale Desdemona e credo che non lo sia; te credo onesto e credo disleale … La prova io voglio! Voglio la certezza!”) e – afferrato Jago per la gola – gli domanda una prova. L’altro gli dice di avere visto il fazzoletto di Desdemona nella camera di Cassio. In un impeto di furore, Otello giura di vendicarsi della consorte e di Cassio (Sì, pel ciel marmoreo giuro…).
ATTO III
Scena: Il salone del castello. – Quando Desdemona intercede di nuovo presso il marito per Cassio, per tutta risposta Otello le chiede di mostrargli il fazzoletto regalatole da lui. La donna non riesce a trovarlo ed egli la manda via.
Jago ha trascinato Cassio in una conversazione licenziosa a proposito di una cortigiana di nome Bianca, ma la conduce in modo che Otello, il quale sta ascoltando non visto, pensi che essi stiano parlando di sua moglie.
Quando Cassio tira fuori il fazzoletto di Desdemona (che Jago ha avuto l’accortezza di fargli trovare in camera), Otello, folle di gelosia decide di uccidere la consorte.
Otello la scaglia a terra.
EMILIA:
(Quella innocente un fremito d’odio non ha, nè un gesto, trattiene in petto il gomito con doloroso fren.
La lagrima si frange muta sul volto mesto: no, chi per lei non piange non ha pietade in sen).
L’ambasciatore LODOVICO (basso) giunge per informare Otello che il Senato lo ha richiamato a Venezia e che Cassio dovrà sostituirlo nei suoi uffici.
Jago, temendo di veder naufragare i propri piani, fa notare a Roderigo che, qualora Otello parta, egli non rivedrà mai più Desdemona; ma se Cassio dovesse morire, allora Otello non potrebbe partire.
Roderigo decide di uccidere Cassio.
Al cospetto di tutti, Otello insulta la moglie e la scaglia brutalmente a terra, poi fa sgombrare la sala e cade in convulsioni.
Jago rimane ad osservarlo con scherno (“Ecco il Leon!”).
ATTO IV:
Scena: La camera da letto di Desdemona. – Desdemona è profondamente afflitta dall’atteggiamento del marito di cui non sa rendersi ragione e canta la famosa “CANZONE DEL SALICE”, simboleggiante l’amore misconosciuto e la morte prematura:
DESDEMONA:
………………
< Piangea cantando nell’erma landa … piangea la mesta … O Salce! Salce! Salce!
Sedea chinando sul sen la testa! Salce! Salce! Salce!
Cantiamo! Il Salce funebre sarà la mia ghirlanda. >
Prima di coricarsi, dice le orazioni (la famosa “AVE MARIA”):
DESDEMONA:
………………
Prega per chi adorando a te si prostra, prega pel peccator, per l’innocente, e pel debole oppresso e pel possente, misero anch’esso, tua pietà dimostra.
Prega per chi sotto l’oltraggio piega la fronte e sotto la malvagia sorte; per noi tu prega sempre e nell’ora della nostra morte.
(Resta ancora inginocchiata ed appoggia la fronte sull’inginocchiatoio come chi ripete mentalmente un’orazione. Non s’odono che le prime e le ultime parole della preghiera)
Ave Maria …
… nell’ora della morte.
Amen.
(s’alza e va a coricarsi)
Giunge Otello. Sveglia la moglie con un bacio e le dice di prepararsi a morire come punizione alla sua infedeltà.
Mentre ella giura d’essere innocente, l’uomo la strangola.
Entra Emilia di corsa e annuncia che Roderigo è rimasto ucciso nel tentativo di assassinare Cassio.
Quando vede il corpo inanimato di Desdemona, grida istericamente a Otello che sua moglie era innocente e che Jago lo aveva tratto in inganno.
Giunge Jago e, malgrado le sue minacce, la donna ne rivela gli intrighi.
Sopraggiunge altra gente con la notizia che Roderigo ha confessato ogni cosa prima di morire.
Jago non ha nulla da dire a propria discolpa e fugge, inseguito dalle guardie del castello.
Fuori di sé per la disperazione, Otello dà un ultimo bacio alla moglie e si immerge il pugnale nella gola.
(Edizione Ricordi).
Battuto al computer da Laura
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1976, EDIZIONE STORICA COMPLETA DELL’OPERA RAPPRESENTATA AL TEATRO “ALLA SCALA” DI MILANO CON SCENE DI FRANCO ZEFFIRELLI E LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI CARLOS KLEIBER RIPRESA IN “DIRETTA” DALLA R.A.I.-RADIOTELEVISIONE ITALIANA: