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Sono 200 i tuoi anni, ma sei sempre immortale!

VIVA WAGNER!

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Il 17 agosto 1876, al Teatro “FESTSPIELHAUS” di Bayreuth, viene rappresentata la “TERZA GIORNATA”, ossia la QUARTA OPERA della “TETRALOGIA”: “IL CREPUSCOLO DEGLI DEI”.
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Da quest’opera, ascoltiamo LA “MARCIA FUNEBRE DI SIGFRIDO”, brano ripreso anche nel film “EXCALIBUR”.

Laura Rocatello

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http://youtu.be/ZGkuOmXUc3I

 

Lohengrin in Una cartolina di Inizio ’900

 

 

QUARTA PUNTATA: Le Opinioni che sul Carattere di Wagner Sono Quanto mai discordi.

Un Suo ammiratore E Arrivato al punto di chiamarlo “Uno Tra I Geni Più Nobili e Piu potenziometro della razza Umana” (Gerhard Schjelderup), ma di Molti, Oggi, sarebbero disposti a confutare Il Primo qualificativo.

Ritiene Taylor tenne alla Radio Una Famosa Conferenza su Wagner, intitolandola “Un mostro”:

“Di per sé, Egli non era soltanto la persona Più Importante di QUESTO Mondo, ai propri Occhi, era l’unica persona esistente. Si riteneva Uno dei più grandi commenti drammaturghi mai esistiti, Uno dei più grandi commenti Pensatori e Uno dei più grandi commenti Musicisti …
“Era convinto il Che Il Mondo Avessé l’Obbligo di mantenerlo. E, a Sostegno di racconto convinzione, Si faceva prestare Denaro da chiunque Fosse disposto a dargliene: Uomini, Donne, Amici, oppure estranei …
non mi risulta il Che Egli abbia mai restituito soldi a chi non Avessé i Mezzi legali per costringerlo.

“La SIA Esistenza E Attraversata da ONU interminabile corteo di Donne.
SUA La prima moglie trascorse vent’anni a sopportare ea perdonargli le infedentà.
La Seconda moglie era Stata la prima consorte del Suo Più devoto amico e ammiratore:. ed Egli gliela Rubo
E Gia, MENTRE cercava di convincere la donna ad abbandonare Il marito, Wagner scriveva annuncio Un amico per chiedere se potesse indicargli Una donna Ricca – qualunque donna Ricca -. Poter da sposare per INTERESSE “

“Eppure – conclude Deems Taylor – Tutto QUESTO ha poca Importanza Perchè Wagner Ebbe Il Diritto di Essere quello il Che fu:

Fu Veramente Uno dei più grandi commenti drammaturghi del Mondo.

Fu Veramente un grande pensatore.

Fu Veramente Uno dei Geni Musicali Più stupendi il Che, sino ad Oggi, Il Mondo abbia mai Visto.

Il mondo AVEVA Veramente l’Obbligo di mantenerlo … Che importava il Che Fosse infedele Agli Amici e alle mogli?

Ad un’Amante rimase fedele sino al Giorno della Morte: la Musica …

Non C’e Una Riga, Nella SUA musica, il Che avrebbe potuto Essere Concepita da Una Mente mediocre …

ANCHE nda Suoi sbagli peggiori, C’E grandezza …

Il miracolo E il Che Quanto Egli compì Nel Breve spazio di settant’anni SIA potuto avvenire, SIA puro per opera di ONU genio.

E C’E, Allora, da meravigliarsi il Che non abbia avuto il tempo di Essere Un uomo? “

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Pochi Musicisti Hanno suscitato tante polemiche venire Wagner EI GIUDIZI Silla SUA arte Hanno oscillato da ONU Estremo all’altro.

Negligenza Anni di lotta Egli SI Trovò Completamente solista e Trovò Comprensione solista nel Pochi, Rari Amici Che, per lui, combatterono strenuamente.

Ma, Quando il Teatro di Bayreuth divenne Una Realtà, l’arte wagneriana Prese a dominare la vita musicale di Tutto Il Mondo.

L’ammirazione per la SUA opera fu Così travolgente da provocare la revisione dei Valori di Tutta la lirica precedente.
DOPO di Che Le Vecchie, onorate opere ricevettero, a mala pena, L’attenzione Che meritavano o, Quanto Menone, Prese piede l ‘ abitudine di affidarle ai Direttori Sostituti dei Grandi Teatri.

La Reazione epoca Inevitabile e insorse Subito La Svolta Del Secolo ad opera degli impressionisti Francesi capeggiati da Debussy, prima, e – poi – dei Compositori il Che, vieni STRAVINSKIJ e Milhaud, assunsero Davanti alla musica ONU atteggiamento antiromantico e “pratico”.

Questi, antiwagneriani convinti provocarono ONU rinnovamento d’INTERESSE per le opere Tradizionali Precedenti Quelle del Maestro.

Alfred Einstein, saggiamente, afferma il Che SI non dovrebbe giudicare solista Wagner venire compositore: “QUESTO grande poeta-musicista fu, ancor Più di BEETHOVEN, Un profeta, Un artista missionario: AVEVA il dramma Nel Sangue, e doveva Diventare dramma musicale, giacché la musica era per lui la suprema arte redentrice ”.

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Ecco venire Edward Dannreuther ha Definito La Nuova Funzione attribuita da Wagner alla musica Nelle Sue opere:

“Finita la stesura poetica, Wagner Passava una comporre la musica o, meglio, iniziava una SCRIVERE materialmente la Musica Giacche e Evidente il Che, essendo Nel Suo Caso drammaturgo e musicista un’unica persona, la Concezione musicale procedeva di pari passo con Quella poetica e , anzi, Forse, la precedeva.

La Concezione dei Personaggi e delle situazioni esistendo gia all’inizio Il dell’elaborazione, Certe frasi musicali SI insinuavano logicamente.
QUESTE frasi o temi (o “ Leitmotive ”) Sono per Il Musicista l’Equivalente delle Caratteristiche delle” dramatis personae “.”

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Cercando di riassumere Il Valore speciale del Contributo Dato da Wagner alla musica, Edwin John Stringham scrisse:

“Nel Tentativo di gran lunga esprimere all’orchestra Tutte le passioni dei Personaggi – amore, odio, disperazione, vendetta – nonche Gli Aspetti pittorici e scenici dei miti su cui Egli costruiva i Suoi drammi – la tempesta, le fiamme, La Magia della Foresta, La meraviglia dell’arcobaleno, il luccichio del Reno -. Wagner offrì il Contributo Più Ricco al Linguaggio del Movimento sinfonico romantico
ATTRAVERSO l’Impiego di Nuove Combinazioni orchestrali, in particolar Modo degli ottoni e dei legni, ATTRAVERSO Nuove progressioni armoniche e l’uso di ONU irrequieto Linguaggio cromatico e contrappuntistico il Che modulava senza posa da Una Tonalità ad un’altra, Egli amplio immensamente la Capacità di Espressione emotiva e di colore sonoro dell’arte musicale “.
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Sopite le polemiche EI GIUDIZI dettati dal fanatismo del tempo, potremo concludere dicendo Che Wagner rappresenta la sintesi dell’epoca romantica con le Sue Qualità Eccezionali E Il Suo assolutistico individualismo.

(Il Mondo della Musica)

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APPENDICE ALLA QUARTA PUNTATA:

SIEGFRIED WAGNER (Triebschen, Lucerna 1869 – Bayreuth, 1930).

Direttore d’orchestra e compositore, figlio di Richard.

Inizio Lo Studio dell’Architettura, ma il Passo Ben presto alla musica, avendo una Maestri HUMPERDINCK e Kniese.

Diresse in Italia, Austria, Inghilterra e, dal 1896, un Bayreuth, i festival wagneriani.

Scrisse il poema sinfonico “SEHNSUCHT”, “Concerto”, per flauto e piccola orchestra, “Concerto” per violino e orchestra, la cantata “FAHNENSCHWUR” per coro e orchestra, l’Una DOZZINA DI OPERE TEATRALI, quasi Tutte rappresentate.

Pubblico le Sue memorie, “ERINNERUNGEN” (Stoccarda, 1923).

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Ho Suoi Figli WIELAND (Bayreuth, 1917) e WOLFGANG (Bayreuth, 1919) SI Sono Occupati della DIREZIONE ARTISTICA E ORGANIZZATIVA del “FESTSPIELHAUS”.

(“Il Mondo della Musica”)

                                               Battuto al calcolatore da Lauretta

 

R. WAGNER, LOHENGRIN: CORO E MARCIA nuziale

http://youtu.be/2n54QkTCMP4

Cura di lasciar

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA

(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883)

 

 

TERZA PUNTATA:

Negli anni di permanenza a Vienna, gli affari privati di Wagner andarono di male in peggio.
Nel 1863, pubblicava il poema

“L’ANELLO DEL NIBELUNGO” come opera letteraria.

“Sarà già difficile che trovi del tempo libero per completare la musica, e ho abbandonato ogni speranza di vederlo rappresentato.”

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Più di una volta, il pensiero del suicidio attraversò la mente del musicista.
In una lettera a Liszt, scriveva:

“Credetemi, se sono ancora vivo è solo perché sento un impulso irresistibile a completare le creazioni d’arte che vivono in me e che mi danno la forza di vivere.”

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Quando i creditori si facevano insistenti, li sfuggiva e, quando il bisogno bussava alla porta, si immergeva ancor più nel lavoro.
E quanto più le sue opere si facevano singolari dal punto di vista artistico, tanto più si accrescevano le sue esigenze nei confronti del pubblico.
Era convinto che gli altri avessero il dovere di portare alla vita le sue creazioni.

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Nella premessa a “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”, così egli riassume il costo enorme che la messa in scena della “TETRALOGIA” avrebbe comportato:

“Solo un principe avrebbe i mezzi per farlo. Si troverà mai questo principe?”
La risposta fu affermativa: il re Luigi II di Baviera si rivelò l’uomo che Wagner cercava.

Salito al trono, uno dei suoi primi atti fu di inviare un segretario privato a chiamare il musicista.
Egli diede a Wagner piena assistenza finanziaria e morale finché non intervenne a impedirglielo il governo; fu lui a rendere possibile il programma di Bayreuth. “Io porto la corona per voi”, scriveva al maestro. “Ditemi i vostri desideri e io ubbidirò”.

Per alcuni mesi, il re e il compositore furono molto vicini e progettarono la messa in scena de “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.

“Quando saremo morti da lungo tempo” (sono altre parole scritte da Luigi II) “il nostro lavoro sarà per i posteri un esempio luminoso.”

Per sei anni, Wagner visse a Triebschen, nei pressi di Lucerna, con uno stipendio fisso passatogli dal re.
Egli completò “TRISTANO”  e si mise all’opera per “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA”.

RICHARD WAGNER e COSIMA LISZT

In quel periodo gli furono vicini per lunghi tratti di tempo il maestro HANS VON BÜLOW, suo amico e protettore, e la moglie di questi, COSIMA, figlia di LISZT e della contessa Marie d’Agoult.

Il 10 giugno 1865 fu uno fra i giorni più belli della vita di Wagner, quando “TRISTANO E ISOTTA” venne rappresentata per la prima volta al Teatro di Corte di Monaco e, per la prima volta, il maestro ebbe la possibilità di assistere al compimento di un suo sogno.
Negli inviti, egli scrisse:

“Considera queste esecuzioni come festival artistici, ai quali invito gli amici lontani e vicini della mia arte. Essi saranno liberi dall’atmosfera che circonda le consuete esecuzioni teatrali … Non si tratta, questa volta, di quel piacere o non piacere che sta al centro della moderna partita d’azzardo teatrale. Si tratterà soltanto di vedere se opere di questo genere, sostenute da un’esecuzione eccellente, abbiano la capacità di esercitare i giusti effetti sulla mente umana.”

La manifestazione fu un trionfo e, negli anni successivi, Von Bülow diresse “TANNHÄUSER” (1866), “LOHENGRIN” (1867) e, nel 1868, “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA” che Wagner aveva completato a Triebschen.

Ma, nel frattempo, tra Wagner e Von Bülow era avvenuta una rottura personale.
L’attaccamento crescente tra Wagner e Cosima portò al divorzio i coniugi Bülow, dopo il quale gli amanti ebbero un figlio (SIEGFRIED) e si sposarono.

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Cosima, donna di spirito potente, intelligente e decisa, divenne la collaboratrice instancabile del marito, lo aiutò a tradurre in atto il più grande dei suoi scopi: il progetto di un teatro, tempio della sua arte, nel quale “L’ANELLO DEL NIBELUNGO” (e le altre opere di Wagner) potessero avere la messa in scena ideale.
Grazie al re Luigi II, il progetto divenne realtà, e il giorno del cinquantanovesimo compleanno di Wagner, a Bayreuth, fu posta la prima pietra del TEATRO DI BAYREUTH.
Terminato nel 1876, fu inaugurato con l’esecuzione completa della TETRALOGIA (13-17 agosto).

Una cronaca del tempo ci fornisce un quadro vivace di quei giorni, a Bayreuth:

“I ritratti del maestro sono esposti nelle vetrine di tutti i negozi, stampati sulle scatole di sigari e riprodotti sui boccali di birra. “Wahnfried”, la sua residenza, è diventata il centro della città e, per tutto il giorno, una folla di gente si dirige alla villa.
Vi è Liszt e, di tanto in tanto, lo si vede uscire in carrozza verso la città, con la figlia.
E anche Wagner, a volte, percorre le vie in carrozza: al suo passaggio,  la gente si scopre ed egli restituisce i saluti con affabilità.
A mezzogiorno, chi si soffermi per qualche minuto nella piazza centrale della città, si trova nel cuore di una scena meravigliosa.
In mezzo a questa folla festosa, potete ritrovare i più celebri cantanti della Germania e numerose personalità musicali di primo piano di tutto il mondo: Wotan chiacchiera con le altre autorità del Valhalla, mentre Walchirie e Figlie del Reno fanno cerchio all’intorno”.

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Re Luigi II era presente ogni giorno alle prove e l’imperatore e diversi principi intervennero alla cerimonia di inaugurazione.

Ecco come un orchestrale definì l’acustica  del teatro: “In questa sala, l’ottone si trasforma in oro”.

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Nonostante il successo conseguito dalle rappresentazioni, Wagner restò con un forte disavanzo e fu solo la speranza di guadagnare il necessario per coprire i debiti a indurlo a dare alla ROYAL ALBERT HALL di Londra, nel maggio 1877, sei programmi di brani tolti dalle sue opere.
Ma, anche questa manifestazione, dal punto di vista finanziario, fu una delusione.
Il Teatro di Bayreuth restò chiuso dal 1876 al 1882, quando vi fu rappresentato “PARSIFAL”, l’ultima opera di Wagner.

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Il Maestro morì l’anno dopo, a Venezia, e fu sepolto a Bayreuth.

(Il Mondo della Musica)

                                    Battuto al computer da Lauretta 

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA

(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883) 

 

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SECONDA PUNTATA:

I tre anni successivi furono tra i più difficili e amari nella vita del musicista.

Arrivato a Parigi, sicuro di una brillante affermazione, non rifuggì da alcun mezzo per assicurarsi conoscenze preziose.
In precedenza, aveva già scritto a MEYERBEER, il più celebre operista del tempo, in termini di umiltà e di ammirazione; il musicista lo aiutò in tutto quel che potè.
(Il che non impedì a Wagner di scagliarsi in un meschino attacco personale contro di lui, tredici anni dopo, nel suo libro “OPER UND DRAMA”).

Tutti questi sforzi, però, diedero risultati ben magri e, per tutto il tempo trascorso a Parigi, Wagner dovette lottare con le unghie e coi denti per sopravvivere: per sfamare se stesso e la moglie, fu costretto ad accettare ogni sorta di lavoro sporadico, dalla riduzione di opere popolari all’arrangiamento di musiche allora in voga.

Ma, a dispetto dello squallore e della povertà della sua vita quotidiana, a dispetto dei creditori implacabili, della fame e del bisogno (egli e Minna furono costretti a impegnare persino le fedi nuziali), come artista, Wagner continuò incessantemente a progredire.
Si addentrò in un mondo nuovo di fantasie, si immerse nello studio dei miti e delle leggende germaniche, meditando sul modo di farne la base di una nuova poesia musicale.

Il “RIENZI” era ormai ultimato: esso rivela poco dell’autentico Wagner, ma la fatica compiuta attorno a questa “opera grandiosa” servì molto allo sviluppo della tecnica scenica del musicista.

Nella primavera del 1841, Wagner si accingeva alla composizione de “IL VASCELLO FANTASMA”, la prima opera che rechi l’impronta del suo nuovo stile.
Tuttavia, le sue condizioni finanziarie erano così disperate che si vide obbligato a cedere lo sfruttamento del libretto a un operista francese.

Le prospettive cominciarono nel 1842.
A Dresda, “RIENZI” conseguì un successo brillante e Wagner fu nominato Maestro del Coro dell’Opera di Corte “a vita”.

Seguì, poi, la prima rappresentazione de “IL VASCELLO FANTASMA”: questa opera fu l’assaggio delle future difficoltà perché l’opera fece fiasco ed ebbe solo quattro repliche.
Essendo, essa, priva dello splendore e degli elementi di richiamo del “RIENZI”, il pubblico si ribellò a un’opera poeticamente e musicalmente nuova e insolita , ispirata a ideali artistici del tutto diversi da quelli del tempo.

Wagner non si lasciò abbattere dalla sconfitta: deciso a non scostarsi di un millimetro dalla direzione presa, iniziò a produrre opere ancor più rivoluzionare come “TANNHÄUSER”, “LOHENGRIN”, indi i capolavori, alcuni dei quali videro la luce  solo dopo molti anni: “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA”, “PARSIFAL” e il poema  “LA MORTE DI SIGFRIDO”, poema divenuto, in seguito, fonte d’ispirazione per “LA TETRALOGIA”, ossia “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.

Nel contempo, egli accudiva ai doveri di Maestro Cantore e, in questo incarico, infuse nuovo spirito artistico nel Teatro dell’Opera di Dresda.

La lungamente attesa rappresentazione di “TANNHÄUSER” fu una seconda delusione: il pubblico non dimostrò di avere capito le intenzioni del compositore, la critica fu ostile e si dovette togliere l’opera dal cartellone dopo otto repliche.

Anche a Dresda, Wagner si trovò in ristrettezze.
Non appena nominato direttore permanente del coro, si vide comparire dinanzi i vecchi creditori di Riga: e, ancora una volta, dovette ricorrere a prestiti, ad anticipi sullo stipendio.
Senonché, privo di com’era di senso del denaro, ben presto si ritrovò affogato nei debiti.

Nel contempo, le sue opere passavano da un insuccesso all’altro.
Deluso, invelenito per l’ostilità che l’ambiente sociale gli dimostrava, divenne acceso fautore della rivoluzione liberale e, allo scoppio di un moto politico a Dresda, nel 1849, vi prese parte attiva e diretta.
Come conseguenza, fu costretto a riparare prima presso l’amico Liszt, a Weimar, e – poi – a Zurigo.
Dovevano passare più di dieci anni prima che potesse rientrare in Germania.

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Il soggiorno zurighese ebbe grande importanza, per lui.

Ecco quel che ne scrisse:
“Sono passato dall’inconsapevolezza alla consapevolezza …
Occorre che la nuova forma di musica drammatica assuma l’unità di un movimento sinfonico, se vuole essere forma d’arte.
Il che si consegue solo quando la nuova forma pervada il dramma intero, si trovi lo stretto accordo con esso e non con alcune sue parti soltanto scelte ad arbitrio.
Tale unità deve esprimersi con una composizione intessuta da una trama di temi basilari i quali, come nei movimenti sinfonici, si oppongano e si integrino a vicenda e, poi, si riformino per separarsi e allacciarsi ancora.
È la stessa azione drammatica a fornire le regole di tale separazione e di tale attrazione.

E tutto questo trova origine nei movimenti della danza.”

 

Wagner declinò l’offerta di essere assunto come maestro del coro, a Zurigo, e – grazie alla generosità degli amici – soprattutto di Liszt, potè dedicarsi a fondo alla compilazione dei suoi trattati teorici:  “DIE KUNST UND DIE REVOLUTION” (“ARTE E RIVOLUZIONE”), “DAS KUNST-WERK DER ZUKUNFT” (“L’OPERA D’ARTE NEL FUTURO”), l’antisemitico “DAS JUDENTHUM IN DER MUSIK” (“L’EBRAISMO NELLA MUSICA”) e “OPER UND DRAMA”.

In seguito, di questi volumi, ebbe a dire:
“Ho cercato di esprimere in teoria quello che, a causa della divergenza tra le mie finalità artistiche e le tendenze generalmente accettate (specialmente, nell’opera lirica), non sarei stato in grado di esprimere nel modo dovuto attraverso la produzione artistica diretta”.

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Nei primi anni di esilio, aveva lavorato anche a “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.
Nel 1853, la stesura definitiva del libretto era pronta e Wagner passò alla composizione della musica.
Scrisse la musica de “L’ORO DEL RENO” e de “LA WALCHIRIA” e, in capo al 1857 era già a metà di “SIGFRIDO”.
Ma, a questo punto, interruppe il lavoro, per dedicarsi al dramma che più d’ogni altro avrebbe espresso la sua personalità: “TRISTANO E ISOTTA”.

L’atteggiamento emotivo di Wagner di fronte alla vita, la sua sete ardente di ideali sublimi e la sua incessante ricerca di esperienze nuove, più profonde e toccanti, improntarono anche il suo atteggiamento nei riguardi delle donne.
Il suo affetto per Minna si spense rapidamente e, come Don Giovanni, egli continuò a cercare la donna ideale.

Una di esse fu Jessie Laussot, il cui marito, ricco commerciante di vini francese, riuscì a impedire alla donna di fuggire col musicista proprio all’ultimo istante.

 

MATHILDE WESENDONCK 


 

Passò qualche anno e, sempre a Zurigo, Wagner conobbe un ricco uomo d’affari, Otto Wesendonck, e la moglie di questi, Mathilde, una donna giovane e bella in cui Richard di nuovo “trovò il suo ideale”.

Il marito si rivelò un perfetto gentiluomo, appoggiando e aiutando Wagner, costruendogli infine una casetta nel proprio giardino.
Wagner accettò l’atto generoso come logico tributo al suo genio e si trasferì nel villino senza neppure un grazie.
Lì, visse per un certo tempo con la moglie e fu in gran parte merito del generoso Wesendonck se potè dedicarsi a lungo, durante il soggiorno a Zurigo, al suo lavoro creativo.

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A poco a poco, Mathilde Wesendonck venne ad assumere una parte importante nella vita di Wagner.
Creatura delicata, sensibile, appassionatissima d’arte, ella rimase affascinata dal musicista che, in seguito, ebbe a dire di lei: “Ha fatto di questi anni il periodo del mio più intenso rigoglio”.
L’amore di Mathilde rappresentò per Wagner (almeno, in parte), il raggiungimento di uno dei suoi sogni.

Ne “IL VASCELLO FANTASMA”, egli aveva presentato per la prima volta un’idea destinata in seguito ad affiorare in tutta la sua opera poetica: l’idea dell’Amore che si sacrifica per salvare l’uomo dalla dannazione.
In “TANNHÄUSER” e in “LOHENGRIN” appare lo stesso tema.

In Mathilde Wesendonck, Wagner vide una realizzazione di siffatto Amore.

Donna onesta e sincera, Mathilde non nascose il suo sentire al marito.
“Angosciato, ma disarmato, egli non potè non riconoscere la profonda onestà della moglie e riuscì a guardare con umiltà e rispetto a quell’Amore Sublime, al di sopra delle realtà terrene, un amore puramente spirituale, niente affatto fisico e, come tale, non trasgressore delle leggi coniugali”.

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Ma la catastrofe era inevitabile: nella primavera del 1858, Minna – che aveva osservato la relazione con crescente gelosia – entrò in possesso d’una lettera d’amore di Wagner a Frau Wesendonck e la situazione precipitò.
I Wesendonck partirono per un viaggio in Italia e, nell’agosto, Wagner abbandonava il suo “rifugio” (come chiamava la casetta nel giardino) per trasferirsi a Venezia. Minna raggiunse Dresda per riprendersi dalla pena sofferta.

A Venezia, Wagner condusse vita isolata, solitaria.
Assorto nei sogni di Mathilde, sotto l’ispirazione dell’Amore di lei, iniziò a comporre “TRISTANO E ISOTTA”.
A Zurigo, egli aveva già scritto la musica per cinque poesie della donna e due di queste, “IM TREIBHAUS” (“NELLA SERRA”) E “TRÄUME” (“SOGNI”), divennero studi preliminari per “TRISTANO”.
In una lettera successiva a Mathilde, il musicista scriveva:

“Mi accade spesso di vedere tradotti in realtà i miei sogni artistici.
E questa è la spiegazione del meraviglioso legame fra te e “Tristano e Isotta”.
Grazie, grazie ancora dal profondo dell’animo per avermi reso capace di scrivere “Tristano”.

 

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Dopo un breve soggiorno a Lucerna, nel 1859, Wagner tornò a Parigi.

I tre concerti corali  e strumentali in cui egli presentò brani dei suoi drammi musicali vennero accolti con calda simpatia da taluni e con aspre critiche da altri ma, finanziariamente, l’impresa fu disastrosa.
Né la situazione migliorò quando Napoleone III accordò il permesso di mettere in scena “TANNHÄUSER” all’ “Opéra” l’opera cadde alla terza replica.

Durante il soggiorno parigino, Wagner divorziò da Minna.
La donna morì nel 1866.

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Nel 1861, Wagner ricevette l’amnistia politica.

Allora, si recò a Karlsruhe e, l’anno dopo, a Vienna, dove i dirigenti di quel teatro acconsentirono a mettere in scena “TRISTANO E ISOTTA” ; ma, quando, alla fine di una lunga serie di prove, si resero conto delle esigenze enormi del lavoro, la rappresentazione fu abbandonata.

 

(Il Mondo della Musica)

 

                                    Battuto al computer da Lauretta 

RICHARD WAGNER

(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883) 

PRIMA PUNTATA:

Il padre di Wagner, funzionario di polizia, morì quando il figlio aveva appena pochi mesi e, di lì, a poco, la vedova si risposò con un vecchio amico di famiglia, LUDWIG GEYER, un attore di talento che si dilettava anche di pittura e poesia.
(Non ci sono prove a confermare l’ipotesi secondo cui Geyer sarebbe stato il vero padre di Wagner, anche perché pare che COSIMA LISZT WAGNER si sia presa cura di distruggere ogni documento in proposito).

Tramite Geyer, la famiglia entrò nel mondo teatrale e i figli maggiori – tre sorelle e un fratello – si dedicarono alle scene.

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Bimbo delicato, Richard veniva coccolato e accontentato in ogni cosa dalla madre e dal patrigno, e “bimbo viziato” rimase sino all’ultimo giorno di vita.

Non fu un fanciullo prodigio.
Quando, dopo la morte del patrigno, venne mandato (all’età di nove anni) in un collegio di Dresda, nessuno s’era ancora accorto del suo genio musicale.

A scuola, divorava libri su libri ed era eccezionalmente inclinato allo studio.
In particolare, amava il greco, che leggeva in misura assai più vasta di quanto non richiedessero i programmi.

Ma anche all’inglese si dedicava con intensità per essere in grado di leggere Shakespeare nell’originale e, a quattordici anni, traduceva in versi tedeschi un brano del “ROMEO E GIULIETTA”.

Era appassionato di Poesia germanica, di Storia e di Geografia.

Nei confronti dei compagni, fu un alunno cocciuto, testardo, ma la sua eloquenza e il suo spirito mordace lo aiutarono a trarsi più volte da situazioni scabrose (e sembra aver avuto numerose amicizie).

Proseguì gli studi a Lipsia dove, in segreto, scrisse un dramma truculento nel quale, nel giro di cinque atti, morivano ben quarantadue personaggi.

A scuola, tuttavia, non dimostrava capacità eccezionali e, quando, nella primavera del 1831, entrò all’Università di Lipsia come studente di Musica dedicò maggior tempo alla vita spensierata dello studente che non agli studi.

Lo si è descritto come un giovane dissoluto, a quel tempo, ed egli stesso scrisse di sé che era “sfrenato, debole e pigro”.

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La sua vita cominciò ad avere uno scopo quando Richard iniziò a prendere lezioni da Weinling, il “Kantor” della  Thomasschule, e a studiare intensamente il contrappunto.

Primo risultato di tali studi furono alcuni saggi (una sonata, una polacca e una fantasia), nonché una sinfonia eseguita nel 1833 alla Gewandhaus.

Nel medesimo anno, si recò a visitare il fratello, cantore e direttore di scena al teatro di Würzburg e, là, ottenne l’incarico di direttore del coro.

Sempre a Würzburg, scrisse la prima opera “LE FATE” (su libretto tratto da “LA DONNA SERPENTE” di Carlo Gozzi), una composizione affatto convenzionale e ossequiosa allo stile allora in voga che rivelava ben poco, per non dire nulla, del futuro drammaturgo musicale, e che fu eseguita solo dopo la morte dell’autore.

Wagner trascorse ancora alcuni anni come maestro del coro presso i teatri di varie città tedesche.

Nel 1835, ultimò la sua seconda opera “IL DIVIETO D’AMARE”, rappresentata a Magdeburgo con discreto successo nel 1836.

MINNA PLANNER, la prima moglie di Wagner

In questo periodo, a Magdeburgo, conobbe MINNA PLANNER, un’attrice, il cui carattere simpatico, modesto, alquanto materno lo colpì profondamente, tanto da spingerlo ad assediare la donna con veementi dichiarazioni d’amore.

E, ben presto, l’affetto divenne reciproco. In una lettera ad un amico, Wagner così scriveva:
“È sorprendente l’influsso che esercito su questa ragazza. Dovresti leggere le sue lettere … Hanno un calore che entrambi sappiamo benissimo non esserle naturale”.

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Nel 1836, il Teatro di Magdeburgo andò in fallimento.
Wagner restò senza lavoro e si trovò carico di debiti.
Minna lo aiutò in tutti i modi a far fronte ai creditori e, poi, partì per Königsberg, dove il direttore di quel teatro promise una sistemazione anche per Richard.
Egli la raggiunse di lì a poco e i due si sposarono nell’autunno.

Per ottenere il posto, tuttavia, Wagner dovette aspettare sino alla Pasqua dell’anno successivo, il 1837.

Nel dirigere le prove del coro per le opere di Meyerbeer, venne a conoscenza delle cifre astronomiche che, a Parigi, esse rendevano al compositore. (Ed egli, invece, doveva vivere alla giornata!).

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Fallito anche il teatro di Königsberg, Wagner si trasferì a quello di Riga col medesimo incarico, ma si convinse che Parigi era la città che poteva dargli fama.
Si accinse a comporre l’opera “RIENZI”, sicuro che essa avrebbe conquistato Parigi d’un colpo.
Terminato il secondo atto, però, non ebbe più  la pazienza di aspettare e, chiesto in prestito il denaro che gli occorreva senza preoccuparsi nemmeno di come avrebbe fatto a restituirlo, nel 1839, insieme a Minna, salpò da Riga su un minuscolo veliero.

Il viaggio avventuroso, durante il quale la nave li portò lungo le coste della Norvegia, doveva ispirargli – in seguito – “IL VASCELLO FANTASMA” (o “L’OLANDESE VOLANTE”).

Finalmente, in condizioni pietose, il veliero giunse a Londra e Wagner, prima di proseguire per Parigi, sostò otto giorni nella capitale britannica.

(Il Mondo della Musica)

                                    Battuto al computer da Lauretta 

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AMILCARE PONCHIELLI

 

 

L’8 aprile 1876, “LA GIOCONDA” di AMILCARE PONCHIELLI (su testo di TOBIA GORRIO [anagramma di ARRIGO BOITO], tratto da “ANGELO, TIRANNO DI PADOVA” di VICTOR HUGO) vedeva la sua “PRIMA” al Teatro “ALLA SCALA” di Milano.

Lauretta

 

Lascio “LA DANZA DELLE ORE”, la pagina più nota dell’opera, diretta dal Maestro ARTURO TOSCANINI:

http://youtu.be/tJ1X1jMKruo

INTERNO DEL TEATRO “LA FENICE”,  NEL 2005  

INTERNO DEL TEATRO    “LA FENICE”, DURANTE    UNA  RAPPRESENTAZIONE   

1 gennaio 2013: CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE” di Venezia

Cantano il soprano Désirée Rancatore, il tenore Saimir Pirgu e il Coro del Teatro veneziano.

Direttore d’Orchestra Sir John Eliot GARDINER.

Il CONCERTO DI CAPODANNO trasmesso da “LA FENICE” è sintetizzato nel seguente link:

http://www.youtube.com/playlist?list=PLH15Pv-lKOWEBh_Y9MassChBo0lz2y06o 

E … IL BIS … DEL BIS: IL “BRINDISI” dall’opera “LA TRAVIATA” di Giuseppe Verdi 

http://youtu.be/TCRJrYP65i4   

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